Nel panorama della ristorazione d’avanguardia, il concetto di "su misura" è stato a lungo ridotto a una semplice variazione di scala, di colore o di forma all’interno di schemi preesistenti. Ma una modifica marginale non genera identità; produce soltanto un’ulteriore variante del già visto. Quando collaboriamo con uno chef, non partiamo da un catalogo da modificare, ma dalla sua visione espressiva. Traduciamo la filosofia di una cucina, il suo legame con il territorio, la sua gestione della materia e della percezione visiva in una sintesi fisica unica. Il risultato non è semplicemente un piatto esclusivo. È un'infrastruttura di pensiero: una superficie progettata per esistere solo in quell'esperienza, in quel luogo, per quella specifica idea di cucina.